+39 040 51 99 674
 
DERMATOLOGIA
CHIRURGICA
TERAPIA FOTODINAMICA

La terapia fotodinamica (PDT) può essere utilizzata per trattare con successo patologie infiammatorie quali: acne, psoriasi, morfea, alopecia areata, idrosoadenite suppurative; patologie degenerative come le iperplasie sebacee, il fotoinvecchiamento; patologie tumorali quali: eritroplasia di Queyrat, cheratosi solari, carcinomi basocellulari superficiali, sindrome del carcinoma basocellulare nevoide (Gorlin-Goltz), morbo di Paget extramammario, cheilite attinica, morbo di Bowen, sarcoma di Kaposi sporadico, nevo sebaceo. Essa rappresenta un'innovativa modalità di trattamento che si avvale dell'azione combinata di una sostanza fotosensibilizzante (naturale o di sintesi), di luce, e di ossigeno. L'azione sinergica di questi tre elementi è in grado di modificare il comportamento biologico delle cellule con metabolismo più rapido di quelle normali (processi infiammatori e tumorali). A seconda dell'intensità della reazione le cellule possono modificare la loro reattività infiammatoria, ottimizzare le loro funzioni, o autodistruggersi. 

Punti salienti:

  • Sfrutta la sinergia della luce e della biochimica per curare la tua pelle
  • Migliora le capacità di risposta biologica dei tessuti
  • Previeni la trasformazione tumorale dei danni solari della pelle
  • Scopri nuovi orizzonti terapeutici per patologie di difficile trattamento

 

Che cos'è?

La terapia fotodinamica consente di produrre una reazione foto-chimica di intensità modulabile. I suoi effetti sono limitati ai tessuti in grado di assorbire le sostanze fotosensibilizzanti con maggiore efficienza. I prodotti chimici più utilizzati per il trattamento sono dei precursori delle sostanze fotosensibilizzanti vere e proprie. Queste sostanze vengono già prodotte naturalmente, seppure in minima quantità, dalle cellule. I prodotti, applicati sulla pelle, vengono assorbiti dalle cellule più attive, all'interno delle quali vengono trasformati nei fotosensibilizzanti attivi. I due prodotti precursori utilizzati più comunemente sono: l'acido 5-aminolevulinico e il suo metil-estere. Entrambi possono essere applicati direttamente sulla cute. Incapsulati in micro-involucri, sono in grado di oltrepassare la barriera dello strato corneo concentrandosi maggiormente a livello dei follicoli piliferi e all'interno delle cellule con metabolismo più rapido. Una volta entrati nelle cellule, i precursori delle sostanze fotosensibilizzanti vengono progressivamente trasformati nella sostanza attiva: la Protoporfirina IX (PpIX). L'esposizione successiva a una luce di lunghezza d'onda in grado di essere assorbita selettivamente dalla Protoporfirina IX, induce la sostanza fotosensibilizzante a passare bruscamente ad uno stato di eccitazione di breve durata. Questo stato la porta a generare una tipica fluorescenza rosso-corallo oppure ad interagire con le molecole di Ossigeno immediatamente vicine liberando degli elementi estremamente reattivi (perossidi, ioni superossido, radicali idrossido, e ossigeno singoletto). Questi elementi vengono comunemente descritti come ROS (Reactive Oxygen Species) e sono in grado di produrre effetti significativi sull'attività cellulare. La modalità di applicazione cutanea, i sistemi di delivery entro i quali la sostanza precursore viene incapsulata, la concentrazione della sostanza precursore, i tempi di contatto e quelli di irradiazione vengono variati a seconda degli effetti biologici che si desidera ottenere in rapporto alle patologie da trattare.

Le origini di questo interessante concetto terapeutico risalgono ai tempi antichi. Egiziani, Greci e Romani utilizzavano già estratti vegetali contenenti sostanze fotosensibilizzanti (psoraleni) per trattare pazienti affetti da psoriasi e vitiligine esponenedoli alla luce del sole. 
Il termine “fotodinamico” è stato coniato da von Tappeiner nel 1904 per descrivere una reazione biologica tra una sostanza chimica altrimenti innoqua e un'altrettanto innocente radiazione luminosa. La combinazione dei due elementi si dimostrò letale per le cellule. La capacità delle sostanze fotosensibilizzanti di concentrarsi selettivamente a livello delle cellule tumorali è stata individuata nel 1924. Dougherty riportò i primi successi di questa metodica nella cura di alcune neoplasie della pelle nel 1978. 

Nel 1999 e nel 2001 la FDA statunitense ha approvato questa modalità di trattamento per eliminare le cheratosi solari (lesioni precancerose indotte da eccessiva esposizione solare).

Nel 2004 la maggioranza dei Paesi Europei ha approvato l'uso della terapia fotodinamica per trattare le cheratosi solari ed i carcinomi basocellulari superficiali.

Nel 2006 in Europa è stato approvato anche il trattamento del morbo di Bowen (carcinoma spinocellulare superficiale).

I recenti sviluppi delle tecniche farmacologiche in tema di delivery systems (sistemi di trasporto e “consegna” dei principi attivi a livello dei diversi tessuti del corpo) hanno permesso di ottimizzare l'assorbimento delle sostanze fotosensibilizzanti. Oggi è possibile modulare l'entità della reazione fotodinamica in rapporto ai risultati clinici che si desidera ottenere. L'interesse verso questo tipo di trattamento è molto elevato e la letteratura scientifica si arricchisce costantemente di nuove utili applicazioni in campo dermatologico e non solo. Questa tecnica è in grado anche di potenziare l'efficacia dei trattamenti di epilazione foto-assistita estendendoli anche ai follicoli piliferi popolati da peli chiari normalmente non in grado di assorbire una sufficiente quantità di luce (peli bianchi e biondi) per poter produrre l'effetto fotoepilatorio.




Breve descrizione generale
 

I danni solari della pelle si accumulano lentamente nel tempo sino a farsi riconoscere clinicamente quando raggiungono un livello visibile all'occhio umano. Le alterazioni indotte dall'eccessiva esposizione solare possono essere interpretate come una degenerazione più o meno importante delle fibre collagene e dell'elastina dalle quali dipende l'integrità e la funzione della struttura portante della pelle: il derma. I raggi UV sono in grado di danneggiare il DNA delle cellule responsabili del continuo rinnovamento della barriera protettiva della pelle: l'epidermide con il suo strato corneo. Seppure le nostre cellule siano dotate di meccanismi in grado di riparare i danni subiti dal DNA, l'eccessiva esposizione UV, sia in termini di intensità che di durata, può rendere inefficaci i sistemi di riparazione. Le cellule danneggiate possono autodistruggersi oppure riprendersi dal trauma e continuare a vivere ma con “cicatrici” permanenti nel loro DNA. L'accumulo progressivo di “cicatrici” a livello delle sorgenti dei programmi cellulari, comporta un progressivo malfunzionamento delle cellule colpite che si traduce in alterazioni dapprima microscopiche, poi progressivamente più visibili. Gli interventi proposti dalla dermochirurgia tradizionale per trattare le alterazioni cutanee indotte dal sole sono più o meno invasivi e comprendono varie opzioni terapeutiche: microdermoabrasione; peeling chimici; rimodellamento e ripristino correttivo della cute con laser CO2 o Er: YAG frazionati o pulsati; trattamenti topici ristrutturanti; fotobiomodulazione; escissione shave o a tutto spessore, etc. Tutti questi interventi non sono in grado di essere selettivi, eccetto quelli proposti per eliminare singole lesioni. L'avvento della tecnica fotodinamica ha aperto dei nuovi orizzonti terapeutici consentendo di eliminare selettivamente solo le cellule con “cicatrici nel DNA” che ne condizionano un metabolismo alterato. L'effetto fotodinamico si concentra esclusivamente sulle strutture cellulari alterate non intaccando quelle sane. L'esito finale è un'azione di “pulizia” biologica di tutte le cellule alterate – visibili ed invisibili – comprese entro le aree trattate, senza i disagi e gli effetti collaterali degli interventi invasivi. Lo stesso ragionamento può essere fatto anche per le patologie infiammatorie della cute ove, invece di ricorrere alle terapie tradizionali poco o nulla selettive, la terapia fotodinamica può dimostrarsi estremamente efficace. I trattamenti fotodinamici possono comunque integrarsi molto bene con tutte le altre strategie terapeutiche già in uso ottimizzandone i risultati.
 

Come funziona la terapia fotodinamica?
 

La Protoporfirina IX è in grado di assorbire selettivamente alcune lunghezze d'onda comprese nello spettro della luce visibile (415-760 nm). Per la terapia fotodinamica vengono selezionate solitamente delle luci blu-viola (415-420 nm) o rosse (630-635 nm). Le prime possono penetrare nella cute solo per 1 mm, le seconde possono raggiungere anche 1 cm di profondità. L'applicazione dei prodotti contenenti i precursori delle sostanze attive fotosensibilizzanti vengono applicate selettivamente sulle aree alterate o uniformemente su tutta la superficie da trattare. I tempi di contatto dipendono dall'entità degli effetti fotodinamici che si vogliono ottenere. Dopo la rimozione dei prodotti dalla cute sono visibili gli accumuli di sostanza fotosensibilizzante presenti a livello endocellulare utilizzando una luce di Wood. La successiva esposizione alle sorgenti di luce (LED Light Emitting Diode o PPCL Pulsed Polychromatic Light) induce la reazione fotodinamica che si estrinseca selettivamente a livello degli accumuli fluorescenti. I processi infiammatori indotti dall'effetto fotodinamico producono un assestamento equilibrato e progressivo dei tessuti riconducendoli ad una situazione di funzionalità migliore, assolutamente normalizzata. I processi biologici che stanno all'origine delle alterazioni cutanee non cessano mai la loro attività, pertanto sarà necessario effettuare periodicamente dei trattamenti fotodinamici (PDT) sia a scopo preventivo che curativo. Le sedute PDT si integreranno perfettamente con le strategie terapeutiche individuate e personalizzate per ogni tipologia di alterazione e per ogni Paziente. Alcuni Pazienti possono essere intolleranti nei confronti delle radiazioni luminose utilizzate nella terapia fotodinamica. Un semplice test di esposizione della durata di 20 minuti sarà in grado di individuare i soggetti a rischio. Una serie di farmaci comunemente utilizzati in terapia può essere in grado di indurre delle reazioni infiammatorie in seguito all'esposizone alle luci utilizzate nella terapia fotodinamica. È opportuno che i Pazienti che desiderino sottoporsi a questo tipo di terapia forniscano tutti i dettagli dei prodotti terapeutici assunti con regolarità.

IN CHE COSA CONSISTE?
  • 1 Immediatamente prima
  • 2 Durante
  • 3 Immediatamente dopo

La cute delle regioni da trattare viene detersa e sgrassata in modo da consentire una migliore penetrazione del prodotto contenente il precursore. In alcuni casi è possibile ricorrere ad una microdermoabrasione, un peeling chimico, o una microablazione frazionata per velocizzare il passaggio del prodotto a livello dei tessuti più profondi. La modalità di applicazione ed i tempi di posa variano a seconda della patologia da trattare e dei risultati clinici che si desidera ottenere. Una volta trascorso l'intervallo di tempo prestabilito, il prodotto viene asportato delicatamente dalla superficie cutanea ed il medico effettua un esame clinico con una luce di Wood, in grado di evidenziare la fluoresceza rosso-corallo data dagli accumuli di sostanza fotosensibilizzante all'interno delle cellule. Il Paziente viene invitato ad indossare degli occhialini protettivi, ad assumere una posizione rilassata, consona a mantenere una distanza costante dalla sorgente di luce – nel caso venga utilizzata una sorgente LED – oppure la zona da trattare viene coperta da un sottile strato di gel otticamente trasparente – nel caso venga utilizzata una sorgente di luce pulsata ad alta intensità.



In rapporto alla concentrazione del precursore, al tempo di contatto del prodotto che lo contiene, all'entità della fluorescenza osservata a livello delle zone da trattare, l'esposizione alle sorgenti di luce utiizzate per la terapia fotodinamica (PDT) può essere moderatamente dolorosa. La maggior parte dei Pazienti non richiede degli antidolorifici preventivi e controllano la sensazione irritativa con nebulizzazioni di acqua termale, un ventilatore, oppure un getto di aria raffreddata con il sistema Cryo5 (Zimmer). Nel caso venga richiesta un'azione analgesica, la prescrizione di un antinfiammatorio non steroideo è solitamente sufficiente. La sensazione dolorosa svanisce rapidamente dopo la sospensione dell'irradiazione.

La sensazione di disagio riportata dalla maggioranza dei Pazienti alla fine delle sedute è simile ad una scottatura solare la cui entità varia a seconda del numero e dimensioni delle lesioni presenti entro l'area di esposizione, i tempi di esposizione e la concentrazione di sostanza fotosensibilizzante prodotta a livello delle cellule alterate. I pazienti vengono dimessi subito dopo e possono riprendere gradualmente le loro comuni attività sociali e lavorative nel giro di 2-4 giorni. Nelle forme infiammatorie è possibile notare la comparsa successiva di eritema più intenso associato a lieve esfoliazione cutanea. Questo quadro clinico, della durata di 2-4 giorni, viene controllato efficacemente dall'applicazione di prodotti steroidei. Nelle forme neoplastiche è quasi inevitabile la formazione di elementi siero-crostosi in corrispondenza delle aree coinvolte dalle alterazioni tumorali. In questi casi la guarigione segue i passi classici dei processi di riparazione tessutale (fase infiammatoria, proliferativa, rimodellamento tessutale). Un'adeguata strategia di medicazione conduce progressivamente i Pazienti ad un ripristino ottimale della continuità della cute. In ogni caso i Pazienti non devono esporsi alla luce diretta del sole per 48 ore senza adeguate protezioni (prodotti dotati di filtri 50+ SPF, cappelli a tesa larga, occhiali con filtri solari di 2a classe di protezione). Qualsiasi trattamento farmacologico topico in essere prima dell'intervento verrà ripreso una volta normalizzato il quadro clinico.



Quando vedrò i risultati?
 

I risultati sono visibili progressivamente nel giro di 15-45 giorni. Nelle forme infiammatorie il numero di sedute previsto varia a seconda dell'entità degli effetti collaterali che i Pazienti sono disposti a tollerare (solitamente l'entità degli effetti migliorativi di ogni seduta è direttamente proporzionale all'entità degli effetti collaterali osservati nel periodo post-intervento). Una volta ottenuti i risultati, questi possono essere mantenuti nel tempo grazie alla programmazione di interventi PDT di mantenimento. L'intervallo da considerare tra le sedute di mantenimento dipende dalla patologia da trattare e dalle condizioni locali e generali di ogni Paziente. Nelle forme tumorali la valutazione clinica dell'intervento viene effettuata dopo 6-8 settimane dall'irradiazione. Nel caso di persistenza parziale del quadro clinico iniziale, viene effettuata una seconda seduta PDT con le stesse modalità della precedente. Nel caso la seconda valutazione post-intervento dovesse rivelare ancora delle lesioni persistenti, queste ultime dovranno essere asportate chirurgicamente utilizzando la tecnica escissionale classica o quella di Mohs.

Quanto costa?

I costi per la consulenza iniziale e per i trattamenti con la terapia fotodinamica sono ragionevoli in rapporto al livello di qualità fornito dal nostro Centro. I prezzi dipendono dall'estensione delle aree da trattare, dalla tipologia delle lesioni, e dal numero di sedute necessarie per ottenere i risultati clinici previsti. Contattaci per avere ulteriori informazioni.

 

 
Contattaci subito per maggiori informazioni!
Scrivi al nostro staff senza impegno, dettagliando la tua richiesta, ti risponderemo il prima possibile.
Ti ricordiamo che una visita al nostro centro può aiutarti a conoscerci e rispondere a tutte le domande che hai.
* campi obbligatori
Questo sito utilizza i cookie. Continuando a navigare nel sito si accetta l'utilizzo dei cookies      Maggiori info